Morandi e la Natura Morta: Perché Bastano Poche Bottiglie

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Giorgio Morandi (Bologna, 1890-1964) ha passato gran parte della vita a dipingere bottiglie, scatole, brocche e vasi disposti su un tavolo, nella stessa stanza di via Fondazza a Bologna. A un primo sguardo sembra un'ostinazione. Guardando meglio, è una delle ricerche più coerenti della pittura europea del Novecento.

La ripetizione come strumento

Morandi non dipinge oggetti diversi perché non gli interessano gli oggetti. Gli interessano le relazioni: come due volumi si toccano, quanto spazio resta tra loro, come cambia il grigio di una bottiglia quando accanto ce n'è una più chiara. Tenendo fissi i soggetti, isola le variabili. È un metodo più vicino a quello di un laboratorio che a quello di un pittore di genere.

Molti degli oggetti che compaiono nelle tele erano stati preparati da lui: spolverati apposta, a volte verniciati di bianco opaco per togliere il riflesso. Non voleva bottiglie, voleva volumi.

Il colore che non chiama l'attenzione

La tavolozza è nota: ocra, terre, grigi, rosa spenti, bianchi sporchi. Sono colori che a riprodurli in stampa sembrano poveri e dal vivo non lo sono affatto, perché Morandi lavora su scarti minimi di tono. Due grigi che in fotografia si leggono uguali, sulla tela sono a distanze diverse dall'occhio.

È la ragione per cui le sue opere reggono la convivenza quotidiana meglio di quasi qualsiasi altra pittura del secolo: non aggrediscono la stanza, la sistemano.

Il contesto storico, che non è un dettaglio

Morandi lavora attraversando il fascismo, la guerra e la ricostruzione senza che nelle tele compaia mai nulla di tutto questo. È stato letto come isolamento e come resistenza silenziosa. Entrambe le letture sono state discusse a lungo dagli storici; quello che non è in discussione è che la sua pittura, in un'epoca di retorica monumentale, sceglie deliberatamente la scala domestica.

Cosa guardare, in pratica

Se avete davanti una natura morta di Morandi, tre cose ripagano l'attenzione:

  • Il bordo degli oggetti. Non è mai una linea netta: il contorno vibra, si apre, a tratti scompare nel fondo.
  • Lo spazio tra un oggetto e l'altro. È dipinto con la stessa cura degli oggetti. In molte tele è il vero soggetto.
  • La base d'appoggio. Il piano del tavolo spesso non si capisce dove finisca. È voluto: toglie profondità e schiaccia tutto verso la superficie della tela.

Dove vederle

Il Museo Morandi di Bologna conserva la raccolta pubblica più ampia, insieme alla Casa Morandi di via Fondazza. La guida all'arte a Bologna raccoglie le altre istituzioni della città, e la sezione dipinti il contesto pittorico locale.

Cosa insegna a chi compra

Morandi è la migliore dimostrazione che il valore di un'opera non sta nel soggetto. Chi compra per la prima volta tende a cercare l'immagine forte, e dopo sei mesi non la guarda più. Un'opera che lavora su relazioni sottili — di tono, di spazio, di peso — è quella che si continua a vedere. Se vi interessa questo modo di guardare, la guida su come scegliere la prima opera parte esattamente da lì.