Il 20 febbraio 1909 il quotidiano parigino Le Figaro pubblica in prima pagina il Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti. È un testo violento, pieno di dichiarazioni sull'automobile, sulla velocità, sulla guerra "sola igiene del mondo", e contro i musei descritti come cimiteri. Il movimento, in quel momento, non esiste ancora: c'è solo il manifesto. Gli artisti arrivano dopo.
Arrivano nel febbraio 1910, con il Manifesto dei pittori futuristi firmato da Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini. Da quel momento il futurismo diventa il primo movimento d'avanguardia italiano con una strategia di comunicazione moderna: manifesti, serate pubbliche, provocazione organizzata.
Il problema, per chi guarda oggi, è che la retorica ha coperto la pittura. Queste cinque opere servono a rimetterla al centro.
1. Umberto Boccioni, *La città che sale* (1910-11)
Un cavallo rosso al centro, operai che lo trattengono, e sullo sfondo i cantieri della periferia milanese in costruzione. È la prima tela pienamente futurista: il colore è diviso in filamenti che suggeriscono il movimento, la scena non ha un momento fermo da cui guardarla.
Il soggetto non è il cavallo ma il lavoro che trasforma una città. Boccioni dipinge la Milano industriale che cresce, e la dipinge come un'energia che sfugge di mano agli uomini che la governano. L'opera è al MoMA di New York.
2. Giacomo Balla, *Dinamismo di un cane al guinzaglio* (1912)
Un bassotto al guinzaglio, le zampe moltiplicate in una ventina di posizioni. È l'opera futurista più amata e la più fraintesa: sembra uno scherzo, ed è invece un problema tecnico risolto con precisione.
Balla sta cercando di dipingere la durata, non l'istante. La fotografia cronofotografica di Étienne-Jules Marey e Anton Giulio Bragaglia aveva già mostrato come scomporre un gesto in fasi; Balla rimette insieme quelle fasi in una sola immagine, ottenendo qualcosa che nessuna fotografia poteva dare: la sensazione del movimento, non la sua prova. L'opera è al Buffalo AKG Art Museum, negli Stati Uniti.
3. Carlo Carrà, *I funerali dell'anarchico Galli* (1910-11)
Carrà aveva assistito da giovane ai funerali dell'anarchico Angelo Galli, a Milano nel 1906, degenerati in scontri con la polizia. Ne ricava una tela in cui la folla, le bandiere rosse e i cavalli si compongono in una struttura a raggiera che sembra esplodere dal centro.
Qui il futurismo mostra la sua faccia politica, che non è un dettaglio marginale: il movimento nasce dentro il conflitto sociale italiano e ne assume il linguaggio. Anche questa tela è al MoMA.
4. Umberto Boccioni, *Forme uniche della continuità nello spazio* (1913)
La scultura più nota del movimento e probabilmente l'immagine più riprodotta dell'arte italiana del Novecento: una figura che cammina, senza braccia, con la superficie del corpo deformata dall'aria che attraversa.
Boccioni non scolpisce un uomo che si muove: scolpisce il rapporto fra un corpo e lo spazio che lo circonda, come se il volume dovesse includere anche la scia. L'opera esiste in gesso e in fusioni di bronzo realizzate dopo la morte dell'artista; una si trova al Museo del Novecento di Milano. La stessa immagine è incisa sulla moneta italiana da 20 centesimi di euro, cosa che la rende l'opera d'arte più diffusa in circolazione nel paese.
5. Gino Severini, *Ballerina blu* (1912)
Severini vive a Parigi e questo lo rende il futurista meno provinciale del gruppo: conosce il cubismo di prima mano e lo incrocia con l'ossessione futurista per il movimento.
La sua Ballerina blu scompone un corpo in danza in piani colorati, con paillettes vere applicate sulla superficie della tela. Non c'è la macchina, non c'è la velocità industriale: c'è il movimento come forma di piacere, che è la variante più leggera e forse la più duratura del programma futurista. L'opera è alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia.
Oltre la Pittura
Il futurismo è l'unica avanguardia italiana che tenta di riscrivere tutti i linguaggi contemporaneamente.
Luigi Russolo pubblica nel 1913 L'arte dei rumori e costruisce gli intonarumori, strumenti meccanici che producono suoni non musicali: è uno dei punti di partenza della musica sperimentale del Novecento.
Antonio Sant'Elia disegna nel 1914 le tavole della Città Nuova: grattacieli terrazzati, ascensori esterni, livelli di traffico sovrapposti. Non costruirà quasi nulla, ma quei disegni influenzano l'immaginario architettonico per un secolo.
Fortunato Depero porta il futurismo nella grafica pubblicitaria e nel design, arrivando a fondare a Rovereto una casa d'arte che è oggi museo.
La Frattura del 1916 e il Secondo Futurismo
Il 1916 spezza il movimento: Boccioni muore a trentatré anni dopo una caduta da cavallo nei pressi di Verona, e Sant'Elia cade in guerra sul fronte isontino. Il gruppo perde in pochi mesi il suo pittore più forte e il suo architetto.
Il futurismo continua negli anni Venti e Trenta con una seconda generazione e con l'aeropittura, dichiarata da un manifesto del 1929, che sposta il tema dalla città alla visione dall'aereo. È anche il periodo in cui Marinetti lega il movimento al fascismo, e questo pesa sulla ricezione italiana del futurismo per decenni: fino agli anni Ottanta la storiografia lo tratta con imbarazzo, mentre all'estero era già studiato come prima avanguardia europea completa.
Dove Vedere il Futurismo in Italia
- Museo del Novecento, Milano — la sezione futurista più coerente d'Italia, con Boccioni, Balla, Carrà e Severini in sequenza.
- Pinacoteca di Brera, Milano — conserva la Rissa in Galleria di Boccioni (1910), tela di passaggio fra divisionismo e futurismo.
- MART, Rovereto — la maggiore raccolta futurista italiana, con un nucleo Depero straordinario; a pochi minuti c'è la Casa d'Arte Futurista Depero, museo voluto dall'artista stesso.
- Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma — importanti opere di Balla e Boccioni nel percorso ottocento-novecento.
- Peggy Guggenheim Collection, Venezia — Severini e il contesto internazionale delle avanguardie.
Perché Guardarlo Ancora
Il futurismo è scomodo: retorico, spesso arrogante, compromesso politicamente nella sua fase tarda. Ma è anche il momento in cui l'arte italiana smette di essere una custode di eredità e prova a produrre il proprio presente — con un'idea che nessuna avanguardia successiva ha abbandonato: l'opera non descrive il mondo, lo mette in moto.
Guardare oggi Dinamismo di un cane al guinzaglio significa capire che quel problema — come si rappresenta il tempo dentro un'immagine ferma — è ancora aperto, e attraversa la fotografia, il cinema e ogni interfaccia animata che usiamo ogni giorno.
Continua da qui
Per la generazione che sessant'anni dopo rovescia di nuovo il tavolo, si legge accanto ad Arte Povera in cinque opere. Le collezioni che ospitano il futurismo sono mappate nella guida all'arte a Milano e nella sezione arte moderna a Milano; Torino resta l'altro polo del Novecento italiano. Se dal guardare si passa al comprare, gli artisti in catalogo e le fasce di prezzo dell'arte moderna sono il passo successivo.